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Strategie

Cosa piace al nostro cervello? Le neuroscienze come booster della tua strategia di marketing.

Il termine "neuroscienze" deriva dall'inglese "neurosciences" e viene coniato nel 1962 circa dal neurofisiologo americano Francis O. Schmitt con l’intento di designare il suo gruppo di ricerca, costituito da scienziati dalle diverse provenienze disciplinari.

Ancora oggi le neuroscienze sono caratterizzate da una forte interdisciplinarietà, dall’intersezione fra matematica, fisica, chimica, nanotecnologie, ingegneria, informatica, psicologia, medicina, biologia, filosofia, ed altro ancora.

Secondo quanto enunciato dal premio Nobel Eric Kandel l’obiettivo delle neuroscienze è spiegare il comportamento umano definendo le relazioni fra questo e le attività del cervello. Le neuroscienze anelano a comprendere come interazioni fra cellule ed impulsi nervosi possano generare la nostra condotta, studiando così i processi mentali attraverso cui noi percepiamo, agiamo, impariamo e ricordiamo.

Sono sorte  così tante branche delle neuroscienze quanti sono gli ambiti d’azione dell’uomo. E come potevano mancare la neuroeconomia ed il neuromarketing?

Il neuromarketing è una disciplina che nasce dalla collaborazione fra la neuroeconomia e le tecnologie  neuroscientifiche , mirata a studiare i processi che portano un individuo a prendere determinate decisioni. In particolare, il Neuromarketing, infatti, vuole giungere a comprendere cosa accada nel nostro cervello quando acquistiamo un prodotto o quando ci approcciamo ad esso attraverso la comunicazione e la pubblicità.

L’obiettivo? Naturalmente quello di ottimizzare le strategie di marketing.

Grazie a metodologie come la elettroencefalografia e la risonanza magnetica funzionale è possibile monitorare anche in tempo reale l’attività del cervello, cogliendo, ad esempio, quali aree  si “attivino” in seguito ad una determinata percezione. Proprio la “percezione” ha un ruolo di primo piano nel nostro ambito di interesse. La percezione è quella forma di conoscenza rapida e istintiva, della quale ci avvaliamo ogni qual volta dobbiamo compiere delle scelte in tempi brevi, proprio come un acquisto. La percezione immediata ci consente di “economizzare” le risorse da investire nella scelta, riducendone i tempi e le energie impiegate. 

Ma il momento dell’acquisto non è, naturalmente, l’unico contesto di nostra pertinenza in cui entrano in gioco i rapidi meccanismi percettivi. Oggi l’acquisizione di informazioni, più o meno necessarie alla vita, si svolge entro tempi serrati. Pensiamo ad esempio allo “scrolling” puramente ricreativo di pagine social o alla visualizzazione di un sito web alla ricerca di una ben precisa informazione.  Abbiamo sempre meno tempo e meno energia da convogliare nell’estrapolazione delle informazioni. Ed ecco che le neuroscienze giungono in aiuto di chiunque voglia o debba comunicare: diventano il fondamento scientifico per strutturare un vero e proprio linguaggio che veicoli informazioni e conoscenza in una forma intelligibile e conforme alla modalità di funzionamento del cervello e ai suoi adattamenti al mondo con cui esso interagisce.

Occorre quindi ridurre la quantità di informazioni e condensare la loro espressione verbale in espressioni efficaci e pregnanti, che contengano parole - chiave, in grado di fungere da “pungolo” per l’attenzione e da stimolo per la memoria. Si tratta per lo più di parole in grado di evocare emozioni o afferenti al campo semantico delle emozioni stesse. Queste ultime sono un potente coadiuvante nella velocizzazione dei meccanismi percettivi. Acquisiamo in maniera sorprendentemente rapida informazioni su ciò che ci emoziona.

É necessario poi puntare sulle immagini. Le immagini vengono colte e memorizzate in modo molto veloce.Tuttavia, occorre anche strutturare le immagini tenendo conto di alcuni fattori, quali, ad esempio, forme e colori capaci di attirare l’attenzione ed il percorso che lo sguardo compie o tende a compiere sulla superficie dell’immagine. Vi sono elementi, infatti, in grado di guidare lo sguardo verso una direzione stabilita e ben precisa. Forme e colori volutamente dissonanti rispetto al contesto catturano ineludibilmente lo sguardo. Altre volte è il contenuto stesso dell’immagine a rapirci. In particolar modo, per esempio, i volti umani e la direzione dello sguardo dei medesimi orientano il nostro sguardo e conseguentemente la nostra scelta delle informazioni più rilevanti da “conservare” nella memoria.

Queste, chiaramente, sono solo linee generalissime, vaghi suggerimenti sulle enormi potenzialità del Neuromarketing. Quanto più è approfondita la ricerca in ambito neuroscientifico , tanto più la strategia di marketing sarà strutturata con acume e potrà incastrarsi perfettamente con le modalità cognitive ma soprattutto con le esigenze del cliente.

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