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Mercati , Strategie

Cosa succede nel mondo del digital advertising ai tempi del coronavirus? I dati e le sfide di oggi.

Cosa succede nel mondo del digital advertising ai tempi del coronavirus? I dati e le sfide di oggi.

Siamo tutti connessi, e non solo alla rete. Le nostre azioni, le nostre scelte e gli eventi che ci accadono si ripercuotono sull’economia e sulla complessa trama della nostra società.

Se gli esseri umani vengono colpiti da un pandemico virus, la loro economia e le loro abitudini non potranno non esserne allo stesso tempo contagiati.

Il contagio arriva anche al mondo digitale, cartina al tornasole di qualsiasi episodio o evento umano.

Ma qual è il veicolo del contagio per il mondo digitale? Sicuramente la pubblicità, suo indiscusso sostengo e nutrimento.

Proprio la pubblicità infatti, soffre.

Il primo potentissimo dato sul cambiamento del mercato pubblicitario con l’avvento del Covid-19 ci viene fornito da una nota società di consulenza statunitense specializzata in digital marketing e advertising – la spesa pubblicitaria mondiale prevista per il 2020 si aggirerà intorno ai 691,7 miliardi di dollari, circa 20 miliardi in meno rispetto alle previsioni formulate all’inizio dell’anno. In primo luogo, come è facile immaginare, l’out-of-home advertising subirà un durissimo colpo. Dovendo rimanere nelle nostre abitazioni, ci sarà molto difficile ricevere messaggi pubblicitari in contesti outdoor e dunque ciò diverrò inutile e improduttivo. Saranno anche molto interessate, digitalmente e non, le campagne pubblicitarie mirate al settore dei viaggi e del turismo.

Ma anche la pubblicità digitale risulta fortemente colpita. in particolare Google e Facebook risentono duramente di queste trasformazioni globali. In particolare, secondo gli analisti di Cowen & Co., i due giganti del web vedranno dissolversi oltre 44 miliardi di dollari di entrate a livello globale nel 2020. Per Facebook le entrate attualmente attese saranno del 19% inferiori rispetto alle previsioni precedenti alla situazione di emergenza. Date le proporzioni delle aziende queste cifre sono sì indicative, ma non precludono la loro potenza e la loro produttività.

Un paradosso apparente:

Gli investimenti in pubblicità calano (nonostante si prevedesse una consistente crescita proprio per il 2021), ma il traffico sui social aumenta notevolmente. Come evidenziato dalle analisi dello stesso Facebook, i messaggi nei paesi più colpiti dal Coronavirus sono aumentati del 50%.

Interessante il dato che riguarda proprio l’Italia. Facebook ha rilevato un aumento del tempo speso sulle app di sua proprietà del 70% dall’inizio dell’emergenza e sono state registrate il doppio delle visualizzazioni delle dirette su Instagram e Facebook in una settimana. Infine, facile da immaginare, è stato riscontrato nell’ultimo mese un aumento di oltre il 1000% del tempo speso in chiamate di gruppo.

Tuttavia Facebook sottolinea che non sta monetizzando proprio i servizi che stanno registrando un maggiore engagement.

Si teme quindi per gli effetti a lungo termine che la mancanza di investimenti porterà alle piattaforme social.

Inevitabile chiedersi, perciò, come reagire a questa profonda crisi del mondo pubblicitario.

Innanzitutto, cogliere l’opportunità dischiusa dai dati relativi all’engagement. Come molte aziende stanno attualmente già facendo, questo è un ottimo momento per dedicarsi a campagne valoriali e/o di brand awareness, così da fare conoscere ad un pubblico ampio e coinvolto i valori fondanti della propria attività. Questo può essere anche un buon periodo per consolidare il proprio impegno sociale e per consolidare le relazioni con i clienti attraverso messaggi, dirette, contenuti gratuiti. L’offerta di contenuti gratuiti genererà senza dubbio, di ritorno, una maggiore fedeltà al brand.

Le piattaforme social stanno cambiando ancora, allo stesso ritmo con cui cambia e cambierà la nostra società. Ma proprio questo periodo di emergenza, in cui esse vengono usate così tanto, può diventare una base sulla quale costruire, a livello sociale ma anche nell’ambito del business, una nuova consapevolezza della potenza dei mezzi social ed una nuova attitudine alla creatività ed alla programmaticità nell’utilizzarli.

Ti è piaciuto il nostro articolo?

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Se gli esseri umani vengono colpiti da un pandemico virus, la loro economia e le loro abitudini non potranno non esserne allo stesso tempo contagiati.

Il contagio arriva anche al mondo digitale, cartina al tornasole di qualsiasi episodio o evento umano.

Ma qual è il veicolo del contagio per il mondo digitale? Sicuramente la pubblicità, suo indiscusso sostengo e nutrimento.

Proprio la pubblicità infatti, soffre.

Il primo potentissimo dato sul cambiamento del mercato pubblicitario con l’avvento del Covid-19 ci viene fornito da una nota società di consulenza statunitense specializzata in digital marketing e advertising – la spesa pubblicitaria mondiale prevista per il 2020 si aggirerà intorno ai 691,7 miliardi di dollari, circa 20 miliardi in meno rispetto alle previsioni formulate all’inizio dell’anno. In primo luogo, come è facile immaginare, l’out-of-home advertising subirà un durissimo colpo. Dovendo rimanere nelle nostre abitazioni, ci sarà molto difficile ricevere messaggi pubblicitari in contesti outdoor e dunque ciò diverrò inutile e improduttivo. Saranno anche molto interessate, digitalmente e non, le campagne pubblicitarie mirate al settore dei viaggi e del turismo.

Ma anche la pubblicità digitale risulta fortemente colpita. in particolare Google e Facebook risentono duramente di queste trasformazioni globali. In particolare, secondo gli analisti di Cowen & Co., i due giganti del web vedranno dissolversi oltre 44 miliardi di dollari di entrate a livello globale nel 2020. Per Facebook le entrate attualmente attese saranno del 19% inferiori rispetto alle previsioni precedenti alla situazione di emergenza. Date le proporzioni delle aziende queste cifre sono sì indicative, ma non precludono la loro potenza e la loro produttività.

Un paradosso apparente:

Gli investimenti in pubblicità calano (nonostante si prevedesse una consistente crescita proprio per il 2021), ma il traffico sui social aumenta notevolmente. Come evidenziato dalle analisi dello stesso Facebook, i messaggi nei paesi più colpiti dal Coronavirus sono aumentati del 50%.

Interessante il dato che riguarda proprio l’Italia. Facebook ha rilevato un aumento del tempo speso sulle app di sua proprietà del 70% dall’inizio dell’emergenza e sono state registrate il doppio delle visualizzazioni delle dirette su Instagram e Facebook in una settimana. Infine, facile da immaginare, è stato riscontrato nell’ultimo mese un aumento di oltre il 1000% del tempo speso in chiamate di gruppo.

Tuttavia Facebook sottolinea che non sta monetizzando proprio i servizi che stanno registrando un maggiore engagement.

Si teme quindi per gli effetti a lungo termine che la mancanza di investimenti porterà alle piattaforme social.

Inevitabile chiedersi, perciò, come reagire a questa profonda crisi del mondo pubblicitario.

Innanzitutto, cogliere l’opportunità dischiusa dai dati relativi all’engagement. Come molte aziende stanno attualmente già facendo, questo è un ottimo momento per dedicarsi a campagne valoriali e/o di brand awareness, così da fare conoscere ad un pubblico ampio e coinvolto i valori fondanti della propria attività. Questo può essere anche un buon periodo per consolidare il proprio impegno sociale e per consolidare le relazioni con i clienti attraverso messaggi, dirette, contenuti gratuiti. L’offerta di contenuti gratuiti genererà senza dubbio, di ritorno, una maggiore fedeltà al brand.

Le piattaforme social stanno cambiando ancora, allo stesso ritmo con cui cambia e cambierà la nostra società. Ma proprio questo periodo di emergenza, in cui esse vengono usate così tanto, può diventare una base sulla quale costruire, a livello sociale ma anche nell’ambito del business, una nuova consapevolezza della potenza dei mezzi social ed una nuova attitudine alla creatività ed alla programmaticità nell’utilizzarli.

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