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Il crepuscolo del like

Il crepuscolo del like

Il like, unità di misura della nostra esistenza, indice della realtà del nostro essere e della sensatezza delle nostre azioni pubbliche e pubblicate, sta iniziando ad entrare nella sua fase calante. Il Crepuscolo di un Idolo (e che Nietzsche non ne abbia a male).

Da pochi giorni, infatti, Instagram ha decretato l’eclissi del numero di like dalle foto pubblicate. I celeberrimi cuoricini sono stati rimossi da ogni meandro del social network, dal feed ai profili. I followers, così avvezzi alla pratica del conteggio dei like al fine della valutazione della dignità di ogni contenuto, sono completamente disorientati. La questione è: mi piace perché mi piace, o mi piace perché “piace”? Il “tap tap” diventa un gesto ostico, l’indice diventa tremante. “Sarò forse l’unico ad apprezzare questa foto? Gli altri like apparterranno certamente alla più stretta parentela, tutt’al più ad un paio di amici d’infanzia.”

L’eclissi del like è l’aurora della paura.

E ciò che fa ancora più paura, è che si tratta della paura del pensiero e dell’espressione. Siamo abituati ad una configurazione esistenziale da followers, secondo la quale, per collocarci in una zona di comfort etico e sociale, dobbiamo seguire. Dobbiamo sapere ciò che fanno gli altri e solo considerando, matematicamente, ciò che viene fatto dal maggior numero di persone, possiamo prendere le nostre decisioni ed elaborare i nostri giudizi. Perché se tante menti producono un dato pensiero, la probabilità che esso sia valido è più elevata, o almeno così ci sembra.

Come se non bastasse, a corroborare il clima di terrore, si aggiunge la fonte suprema del consenso virtuale, il punto zero da cui la stessa dicitura “Like” ha avuto origine. Anche Facebook infatti, sta eseguendo alcuni test per valutare la possibilità dell’oscuramento dei like. L’orizzonte che si va profilando prevede la scomparsa del numero di persone che hanno aggiunto like e altre reazioni ad un certo post, con l’esclusivo mantenimento del nome di un utente e della dicitura “altre persone”.

Una nuova e malcelata forma di censura, oppure un contemporaneo Illuminismo digitale? I social network stanno cambiando pelle per alimentare la libertà di pensiero e di opinione? Per sostenere la capacità di giudizio dell’essere umano?

Oppure, lungi da tutto ciò, il Crepuscolo del Like è meramente un nuovo terreno fertile per il marketing, dove gli utenti saranno energicamente invitati all’immersione nel contenuto, senza più l’automatismo del like e la compulsività dello scrolling a caccia dei medesimi consensi.

Ti è piaciuto il nostro articolo?

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Da pochi giorni, infatti, Instagram ha decretato l’eclissi del numero di like dalle foto pubblicate. I celeberrimi cuoricini sono stati rimossi da ogni meandro del social network, dal feed ai profili. I followers, così avvezzi alla pratica del conteggio dei like al fine della valutazione della dignità di ogni contenuto, sono completamente disorientati. La questione è: mi piace perché mi piace, o mi piace perché “piace”? Il “tap tap” diventa un gesto ostico, l’indice diventa tremante. “Sarò forse l’unico ad apprezzare questa foto? Gli altri like apparterranno certamente alla più stretta parentela, tutt’al più ad un paio di amici d’infanzia.”

L’eclissi del like è l’aurora della paura.

E ciò che fa ancora più paura, è che si tratta della paura del pensiero e dell’espressione. Siamo abituati ad una configurazione esistenziale da followers, secondo la quale, per collocarci in una zona di comfort etico e sociale, dobbiamo seguire. Dobbiamo sapere ciò che fanno gli altri e solo considerando, matematicamente, ciò che viene fatto dal maggior numero di persone, possiamo prendere le nostre decisioni ed elaborare i nostri giudizi. Perché se tante menti producono un dato pensiero, la probabilità che esso sia valido è più elevata, o almeno così ci sembra.

Come se non bastasse, a corroborare il clima di terrore, si aggiunge la fonte suprema del consenso virtuale, il punto zero da cui la stessa dicitura “Like” ha avuto origine. Anche Facebook infatti, sta eseguendo alcuni test per valutare la possibilità dell’oscuramento dei like. L’orizzonte che si va profilando prevede la scomparsa del numero di persone che hanno aggiunto like e altre reazioni ad un certo post, con l’esclusivo mantenimento del nome di un utente e della dicitura “altre persone”.

Una nuova e malcelata forma di censura, oppure un contemporaneo Illuminismo digitale? I social network stanno cambiando pelle per alimentare la libertà di pensiero e di opinione? Per sostenere la capacità di giudizio dell’essere umano?

Oppure, lungi da tutto ciò, il Crepuscolo del Like è meramente un nuovo terreno fertile per il marketing, dove gli utenti saranno energicamente invitati all’immersione nel contenuto, senza più l’automatismo del like e la compulsività dello scrolling a caccia dei medesimi consensi.

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