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Social network

Instagrammabilità: come l’azienda che “fa vedere” ha il potere di farsi scegliere.

Essere consapevoli dell’impatto che i social hanno sulla realtà non significa meramente attuare delle ponderate strategie di comunicazione e di marketing online. Significa strutturare la realtà “offline” della nostra azienda alla luce delle dinamiche e dei linguaggi digitali.

Per meglio comprendere questa idea, proviamo a soffermarci sulla categoria dell’ “instagrammabilità”, neologismo sempre più utilizzato (attendiamo solo il riconoscimento dell’Accademia della Crusca) e concetto sempre più radicato nelle nostre menti.

I termini instagrammabile e instagrammabilità derivano, palesemente, da Instagram, il nome del social il cui cuore pulsante è rappresentato dalle foto scattate e condivise, visibili per un giorno o per una vita. Oggi Instagram è sempre meno un divertissement e sempre più uno strategico strumento pubblicitario, con 895 milioni di utenti pubblicitari attivi ed una crescita costante, a ritmi doppi rispetto a Facebook.

Dunque, instagrammabile è tutto ciò che risponde ai criteri del linguaggio di Instagram. Perché la fotografia, l’immagine, su Instagram, non sono un documentaristico report visuale del reale, ma un’accurata costruzione volta a comunicare, con minuzia, una molteplicità di messaggi. Su Instagram si è andato configurando un vero e proprio linguaggio, un codice fatto di elementi significativi che vengono immediatamente “letti” e riconosciuti dagli utenti.

Ne consegue che, chiunque desideri creare uno spazio sul social delle immagini per la propria impresa, dovrà pensarlo secondo il codice dell’instagrammabilità. Non solo quando ci si adopera per creare dei contenuti digitali, ma anche quando si inizia a plasmare la propria realtà “offline”. Oggi sempre più prodotti, servizi ed esperienze, nei settori più disparati, sono pensati in base alla categoria dell’instagrammabilità. Per fare qualche esempio, secondo un’intervista di Schoefields Insurance ( https://www.schofields.ltd.uk/blog/5123/two-fifths-of-millennials-choose-their-holiday-destination-based-on-how-instagrammable-the-holiday-pics-will-be/) il primo motivo di scelta di una particolare destinazione per le vacanze è, per i Millennials, l’instagrammabilità della medesima. O ancora, basti pensare al settore Food: quanto è diventato importante raccontare il cibo attraverso la sua immagine, i suoi colori, il setting nel quale è collocato? . L’instagrammabilità, paradossalmente, inizia dove lo smartphone finisce, o dove non è ancora arrivato. Inizia nella mente, nella sua attività progettuale, quando si fa strada la domanda “che resa fotografica avrà ciò che faccio?”,  “che resa fotografica avrà il mio ambiente di lavoro?  Ma anche -e qui però potremmo sconfinare in ben altri territori, per l’esplorazione dei quali è richiesta una buona dose di senso critico - “che resa fotografica avrò Io? E le persone che lavorano con me?”.

Del resto, il senso della vista ha sempre ricevuto un’importanza estrema nella nostra cultura, sin da Platone. Vedere è sinonimo di sapere, di conoscenza. E il sapere è potere. In altri termini - ed in ben altri contesti - l’utente che vede, sa . L’utente che sa e che quindi possiede un tipo di informazione ben preciso, ha il potere di scegliere, nonché di scegliere PROPRIO te come azienda.

Rovesciando la prospettiva, l’azienda che “fa vedere”, che “crea l’immagine”, ha il potere di farsi scegliere.

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