Treebe - Sviluppo software e comunicazione

AGENZIA SVILUPPO SOFTWARE E COMUNICAZIONE

Email: [email protected]

Tel: +39 328 255 1541

SEGUICI

AGENZIA SVILUPPO SOFTWARE E COMUNICAZIONE

Email: [email protected]

Tel: +39 328 255 1541

Social network

La comunicazione per il sociale. Cos'è e come si realizza?

La comunicazione per il sociale. Cos'è e come si realizza?

Da quanto la nostra società è stata colpita dalla profonda problematica del Coronavirus, anche i contenuti e le modalità della comunicazione hanno subito una metamorfosi. Sempre più frequente è la pubblicità sociale, a discapito della sovrabbondante comunicazione a carattere commerciale, alla quale siamo ben più che abituati.

La comunicazione sociale sfrutta forme, caratteristiche e strategie del linguaggio pubblicitario tradizionale al fine non di incentivare la vendita di un determinato prodotto o servizio, ma di sensibilizzare l’opinione pubblica nei confronti di un dato argomento, episodio, situazione.

L’obiettivo, nel caso della comunicazione sociale, è, proprio come per la pubblicità commerciale, la modifica e/o l’influenza di un comportamento a vantaggio della causa comunicata. Anche nella comunicazione sociale è fondamentale il ruolo giocato dalle emozioni: attraverso tutti i linguaggi di cui la pubblicità dispone vengono suscitate emozioni negli individui, alle quali dovrebbero conseguire delle scelte o la modifica di propri comportamenti o attitudini.

Campagne di comunicazione a carattere sociale possono essere promosse da enti diversi: pubblica amministrazione, enti non-profit, ma anche aziende private, che possono avvalersi del contenuto sociale per sottolineare il valore o la necessità dei propri prodotti.

Probabilmente ciò che ci viene immediatamente in mente pensando alla comunicazione a carattere sociale è la “Pubblicità Progresso”. Si tratta di una fondazione privata, nata in Italia nel 1971, indipendente, apartitica, areligiosa e senza fini di lucro, il cui intento è di contribuire, attraverso campagne televisive, editoriali e digitali, a progetti di comunicazione sociale per sensibilizzare l'opinione pubblica su temi civili, culturali ed educativi di interesse comune. Gli interlocutori e i partner della fondazione sono proprio enti, istituzioni, pubblica amministrazione e organizzazioni non governative e imprese sociali.

Non possiamo pensare tuttavia, influenzati da un radicato immaginario collettivo, che quest’ultima sia l’unica o la prevalente forma di comunicazione sociale attualmente in essere.

Come si diceva, la comunicazione a carattere sociale può essere promossa anche da aziende private e può essere connotata, coerentemente con le scelte aziendali e/o con il messaggio da veicolare, da linguaggi diversi e dalle spiccate caratterizzazioni.

Frequente è per esempio il tono drammatico, esplicitato dalla presentazione di contenuti audiovisivi che suscitino immedesimazione o persino tenerezza, ma anche scelte terminologiche ad hoc. Spesso, in commistione con il linguaggio drammatico, troviamo un linguaggio crudo, esplicito, che si avvale del “fear appeal”, ossia del meccanismo psicologico per cui siamo invogliati a compiere una determinata azione ( in questo caso a vantaggio della causa difesa dalla pubblicità) spinti dalla paura o da un forte turbamento.  La comunicazione che si avvale di questo linguaggio spesso presenta immagini dal contenuto perturbante ed esplicito. Si pensi, ad esempio, alle numerose campagne concernenti la sicurezza stradale.

Il linguaggio che più è adoperato in questo periodo, per trattare il delicato tema della pandemia, è quello informativo-didattico. Con scelte lessicali chiare, formali e talvolta scientifiche, si propone una riflessione sul tema trattato e si invita conseguentemente all’azione, sottolineando la dimensione della responsabilità individuale e della ricaduta delle scelte del singolo sulla comunità. Le immagini, i colori e l’eventuale sottofondo musicale, in questo caso, contribuiscono a creare un’atmosfera rassicurante.

La comunicazione sociale, dunque, si configura come un diritto/dovere. Un dovere per le istituzioni pubbliche, che attraverso di essa strutturano il legame con il cittadino e ne supportano la formazione; ma anche un diritto per enti non-profit e aziende private che vogliano porre in luce i propri valori etici e la propria responsabilità sociale. 

Per esercitare questo diritto/dovere rimane però fondamentale la consapevolezza della potenza dei mezzi di comunicazione e dei linguaggi, nonché dell’immaginario collettivo e delle reazioni emotive indotte nel destinatario della medesima comunicazione.

Ti è piaciuto il nostro articolo?

Social network

La comunicazione per il sociale. Cos'è e come si realizza?

La comunicazione per il sociale. Cos'è e come si realizza?

Da quanto la nostra società è stata colpita dalla profonda problematica del Coronavirus, anche i contenuti e le modalità della comunicazione hanno subito una metamorfosi. Sempre più frequente è la pubblicità sociale, a discapito della sovrabbondante comunicazione a carattere commerciale, alla quale siamo ben più che abituati.

La comunicazione sociale sfrutta forme, caratteristiche e strategie del linguaggio pubblicitario tradizionale al fine non di incentivare la vendita di un determinato prodotto o servizio, ma di sensibilizzare l’opinione pubblica nei confronti di un dato argomento, episodio, situazione.

L’obiettivo, nel caso della comunicazione sociale, è, proprio come per la pubblicità commerciale, la modifica e/o l’influenza di un comportamento a vantaggio della causa comunicata. Anche nella comunicazione sociale è fondamentale il ruolo giocato dalle emozioni: attraverso tutti i linguaggi di cui la pubblicità dispone vengono suscitate emozioni negli individui, alle quali dovrebbero conseguire delle scelte o la modifica di propri comportamenti o attitudini.

Campagne di comunicazione a carattere sociale possono essere promosse da enti diversi: pubblica amministrazione, enti non-profit, ma anche aziende private, che possono avvalersi del contenuto sociale per sottolineare il valore o la necessità dei propri prodotti.

Probabilmente ciò che ci viene immediatamente in mente pensando alla comunicazione a carattere sociale è la “Pubblicità Progresso”. Si tratta di una fondazione privata, nata in Italia nel 1971, indipendente, apartitica, areligiosa e senza fini di lucro, il cui intento è di contribuire, attraverso campagne televisive, editoriali e digitali, a progetti di comunicazione sociale per sensibilizzare l'opinione pubblica su temi civili, culturali ed educativi di interesse comune. Gli interlocutori e i partner della fondazione sono proprio enti, istituzioni, pubblica amministrazione e organizzazioni non governative e imprese sociali.

Non possiamo pensare tuttavia, influenzati da un radicato immaginario collettivo, che quest’ultima sia l’unica o la prevalente forma di comunicazione sociale attualmente in essere.

Come si diceva, la comunicazione a carattere sociale può essere promossa anche da aziende private e può essere connotata, coerentemente con le scelte aziendali e/o con il messaggio da veicolare, da linguaggi diversi e dalle spiccate caratterizzazioni.

Frequente è per esempio il tono drammatico, esplicitato dalla presentazione di contenuti audiovisivi che suscitino immedesimazione o persino tenerezza, ma anche scelte terminologiche ad hoc. Spesso, in commistione con il linguaggio drammatico, troviamo un linguaggio crudo, esplicito, che si avvale del “fear appeal”, ossia del meccanismo psicologico per cui siamo invogliati a compiere una determinata azione ( in questo caso a vantaggio della causa difesa dalla pubblicità) spinti dalla paura o da un forte turbamento.  La comunicazione che si avvale di questo linguaggio spesso presenta immagini dal contenuto perturbante ed esplicito. Si pensi, ad esempio, alle numerose campagne concernenti la sicurezza stradale.

Il linguaggio che più è adoperato in questo periodo, per trattare il delicato tema della pandemia, è quello informativo-didattico. Con scelte lessicali chiare, formali e talvolta scientifiche, si propone una riflessione sul tema trattato e si invita conseguentemente all’azione, sottolineando la dimensione della responsabilità individuale e della ricaduta delle scelte del singolo sulla comunità. Le immagini, i colori e l’eventuale sottofondo musicale, in questo caso, contribuiscono a creare un’atmosfera rassicurante.

La comunicazione sociale, dunque, si configura come un diritto/dovere. Un dovere per le istituzioni pubbliche, che attraverso di essa strutturano il legame con il cittadino e ne supportano la formazione; ma anche un diritto per enti non-profit e aziende private che vogliano porre in luce i propri valori etici e la propria responsabilità sociale. 

Per esercitare questo diritto/dovere rimane però fondamentale la consapevolezza della potenza dei mezzi di comunicazione e dei linguaggi, nonché dell’immaginario collettivo e delle reazioni emotive indotte nel destinatario della medesima comunicazione.

Ti è piaciuto il nostro articolo?

PARLACI DEL TUO PROGETTO

wtreebe
Piazza Luigi di Savoia, 22
70121 Bari
P.IVA IT08002720723
Email: [email protected]
Telefono: +39 328 255 1541

Privacy & cookies policy
confbaribat