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Strategie

Posso dimenticare ciò che mi hai detto, ma non come mi hai fatto sentire. La comunicazione nell’era deI marketing 3.0.

Posso dimenticare ciò che mi hai detto, ma non come mi hai fatto sentire. La comunicazione nell’era deI marketing 3.0.

La comunicazione sta cambiando.

Come ogni prodotto della società e della cultura, è in continua evoluzione; cambiando persino connotati nell’arco di pochi decenni. 

Immaginiamo la comunicazione per il business come una bilancia, sui quali piatti si trovano, da una parte, il prodotto con le sue caratteristiche e funzionalità; dall’altra il consumatore, con il suo universo di credenze, concezioni, sentimenti e valori.

Oggi l’ago della bilancia si é nettamente spostato verso il consumatore, rispecchiando le necessità di una società dove la persona chiede il riconoscimento di sé stessa nella propria unicità ed individualità, dove ci si sente sempre meno parte di una comunità e sempre più Io.

Il consumatore quindi chiede di essere considerato come persona in toto, dotata di emozioni, passioni, ma anche di razionalità.

Perciò la persona, nella sua complessità, non vuole soltanto ricevere passivamente informazioni tecniche ed oggettive; desidera invece coinvolgimento diretto, esperienza, interazione, vicinanza al prodotto ed al brand che lo propone. 

 

Il più potente veicolo per coinvolgere un essere umano é l’emozione. 

La nuova comunicazione, infatti, ricorre ad espedienti strategici, linguistici, espressivi e performativi in grado di suscitare emozioni, finanche di generare sensazioni di sorpresa e/o di spiazzamento. Una comunicazione efficace oggi deve però - e forse in misura maggiore rispetto a quanto affermato precedentemente - essere fonte di ispirazione. Trasmettere positività, incontrare i desideri e le speranze del consumatore.

Se la comunicazione tradizionale, per raggiungere il proprio circoscritto obiettivo di vendita dei prodotti, adottava un approccio meramente informativo e formale, con un linguaggio spesso formale ed emotivamente neutro ; la “nuova comunicazione” si pone oggi con un approccio  puramente emotivo, con l’ampio obiettivo di veicolare valori che siano una fonte d’ispirazione profonda per scelte e comportamenti . A questo punto sembra d’obbligo chiedersi…

 

Qual é il modo più efficace per trasmettere emozioni? Da secoli (se non da millenni) le storie sono il modo più potente di cui l’uomo si sia avvalso per trasmettere emozioni.

Basti pensare ai grandi miti greci o alle narrazioni bibliche.

Ma tranquilli, al vostro business non serve nulla di così “epico”!

 

Le attuali strategie di Storytelling per il business ruotano attorno ad un assunto molto semplice: pensare prima a chi leggerà o ascolterà la propria storia. 

Ogni racconto, sia esso mirato a raccontare la propria azienda o volto a far conoscere i propri prodotti, nasce per essere letto, visto, ascoltato da qualcuno. Una grande ovvietà? Probabilmente sì, ma troppo spesso dimenticata a vantaggio dell’irrefrenabile impulso a sovraccaricare di informazioni.

Pensare ai destinatari della storia significa poi utilizzare accorgimenti linguistici ed espressivi per comunicare loro la vicinanza del brand. Occorre perciò scegliere un registro linguistico o un gergo perfettamente aderente alle consuetudini del pubblico.

Esistono poi degli espedienti da adottare nel momento in cui si traccia il “plot”, lo “scheletro” della storia. Risulta molto efficace, per esempio, l’inclusione di elementi divertenti, di situazioni paradossali o insolite; la creazione di contrasti ed effetti sorprendenti o spiazzanti.

Questi, però, è bene che siano trovino spazio in uno schema “problem —> solution”. 

 

É utile rendere esplicito nella storia un problema o un ostacolo da superare.

Questo- naturalmente! - verrà risolto o oltrepassato grazie all’opportuno ed irrinunciabile intervento dell’azienda o del prodotto o ancora grazie a qualità dei protagonisti della storia che incarnano i valori che si intende comunicare.

La cornice del racconto può essere completamente fantastica o puramente realistica, con effetti espressivi molto differenti. Pensate all’effetto che vi fa il pensiero di immergervi in una fiaba o il rivedervi in una situazione quotidiana, così simile a ciò che ogni giorno vivete…In entrambi i casi vi sentirete coinvolti, ma probabilmente la gamma delle vostre emozioni racchiuderà sfumature diverse. Sta allo Storyteller capire quale sfumatura sia più adatta a trasmettere il messaggio della propria azienda-cliente…

In conclusione, se, in senso lato, l’obiettivo della comunicazione é far ricordare un contenuto affinché grazie ad esso un dato comportamento venga modificato, l’emozione risulta un potentissimo strumento per raggiungerlo. A loro volta le storie, siano esse realistiche o fantastiche, sono un’ineguagliabile fonte di emozione ed ispirazione. 

 

E le emozioni, si sa, restano incise nella memoria. 

Posso dimenticare ciò che mi hai detto, ma non come mi hai fatto sentire, non a caso.

Ti è piaciuto il nostro articolo?

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Posso dimenticare ciò che mi hai detto, ma non come mi hai fatto sentire. La comunicazione nell’era deI marketing 3.0.

Posso dimenticare ciò che mi hai detto, ma non come mi hai fatto sentire. La comunicazione nell’era deI marketing 3.0.

La comunicazione sta cambiando.

Come ogni prodotto della società e della cultura, è in continua evoluzione; cambiando persino connotati nell’arco di pochi decenni. 

Immaginiamo la comunicazione per il business come una bilancia, sui quali piatti si trovano, da una parte, il prodotto con le sue caratteristiche e funzionalità; dall’altra il consumatore, con il suo universo di credenze, concezioni, sentimenti e valori.

Oggi l’ago della bilancia si é nettamente spostato verso il consumatore, rispecchiando le necessità di una società dove la persona chiede il riconoscimento di sé stessa nella propria unicità ed individualità, dove ci si sente sempre meno parte di una comunità e sempre più Io.

Il consumatore quindi chiede di essere considerato come persona in toto, dotata di emozioni, passioni, ma anche di razionalità.

Perciò la persona, nella sua complessità, non vuole soltanto ricevere passivamente informazioni tecniche ed oggettive; desidera invece coinvolgimento diretto, esperienza, interazione, vicinanza al prodotto ed al brand che lo propone. 

 

Il più potente veicolo per coinvolgere un essere umano é l’emozione. 

La nuova comunicazione, infatti, ricorre ad espedienti strategici, linguistici, espressivi e performativi in grado di suscitare emozioni, finanche di generare sensazioni di sorpresa e/o di spiazzamento. Una comunicazione efficace oggi deve però - e forse in misura maggiore rispetto a quanto affermato precedentemente - essere fonte di ispirazione. Trasmettere positività, incontrare i desideri e le speranze del consumatore.

Se la comunicazione tradizionale, per raggiungere il proprio circoscritto obiettivo di vendita dei prodotti, adottava un approccio meramente informativo e formale, con un linguaggio spesso formale ed emotivamente neutro ; la “nuova comunicazione” si pone oggi con un approccio  puramente emotivo, con l’ampio obiettivo di veicolare valori che siano una fonte d’ispirazione profonda per scelte e comportamenti . A questo punto sembra d’obbligo chiedersi…

 

Qual é il modo più efficace per trasmettere emozioni? Da secoli (se non da millenni) le storie sono il modo più potente di cui l’uomo si sia avvalso per trasmettere emozioni.

Basti pensare ai grandi miti greci o alle narrazioni bibliche.

Ma tranquilli, al vostro business non serve nulla di così “epico”!

 

Le attuali strategie di Storytelling per il business ruotano attorno ad un assunto molto semplice: pensare prima a chi leggerà o ascolterà la propria storia. 

Ogni racconto, sia esso mirato a raccontare la propria azienda o volto a far conoscere i propri prodotti, nasce per essere letto, visto, ascoltato da qualcuno. Una grande ovvietà? Probabilmente sì, ma troppo spesso dimenticata a vantaggio dell’irrefrenabile impulso a sovraccaricare di informazioni.

Pensare ai destinatari della storia significa poi utilizzare accorgimenti linguistici ed espressivi per comunicare loro la vicinanza del brand. Occorre perciò scegliere un registro linguistico o un gergo perfettamente aderente alle consuetudini del pubblico.

Esistono poi degli espedienti da adottare nel momento in cui si traccia il “plot”, lo “scheletro” della storia. Risulta molto efficace, per esempio, l’inclusione di elementi divertenti, di situazioni paradossali o insolite; la creazione di contrasti ed effetti sorprendenti o spiazzanti.

Questi, però, è bene che siano trovino spazio in uno schema “problem —> solution”. 

 

É utile rendere esplicito nella storia un problema o un ostacolo da superare.

Questo- naturalmente! - verrà risolto o oltrepassato grazie all’opportuno ed irrinunciabile intervento dell’azienda o del prodotto o ancora grazie a qualità dei protagonisti della storia che incarnano i valori che si intende comunicare.

La cornice del racconto può essere completamente fantastica o puramente realistica, con effetti espressivi molto differenti. Pensate all’effetto che vi fa il pensiero di immergervi in una fiaba o il rivedervi in una situazione quotidiana, così simile a ciò che ogni giorno vivete…In entrambi i casi vi sentirete coinvolti, ma probabilmente la gamma delle vostre emozioni racchiuderà sfumature diverse. Sta allo Storyteller capire quale sfumatura sia più adatta a trasmettere il messaggio della propria azienda-cliente…

In conclusione, se, in senso lato, l’obiettivo della comunicazione é far ricordare un contenuto affinché grazie ad esso un dato comportamento venga modificato, l’emozione risulta un potentissimo strumento per raggiungerlo. A loro volta le storie, siano esse realistiche o fantastiche, sono un’ineguagliabile fonte di emozione ed ispirazione. 

 

E le emozioni, si sa, restano incise nella memoria. 

Posso dimenticare ciò che mi hai detto, ma non come mi hai fatto sentire, non a caso.

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