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Strategie , GDO

Su cosa dovrebbe puntare un brand GDO per costruire una solida reputazione online? Ce lo svelano 7 casi di successo.

Su cosa dovrebbe puntare un brand GDO per costruire una solida reputazione online? Ce lo svelano 7 casi di successo.

Una buona reputazione vale più del denaro.
(Publilio Siro)

Il valore della reputazione nell’ambito del marketing della GDO sembra ormai assodato e comprovato. Ciò che invece non è affatto scontato è come si possa costruire tale reputazione.

 

Costruire la reputazione significa creare una sequenza organizzata di operazioni. Ecco come: 

In primo luogo, sulla scia di quanto vi abbiamo spiegato nel nostro precedente articolo (qui) lo Storytelling gioca un ruolo fondamentale. Raccontare non significa dare libero sfogo a fantasie su ciò che il brand vorrebbe realizzare o su come vorrebbe operare, al fine di costruire un’ effimera immagine. Costruire un’immagine non è sinonimo, infatti, di costruire una reputazione. La costruzione di una reputazione è l’esito di processi studiati e di valutazioni ponderate. É la sequenza  organizzata di operazioni compiute per comunicare l’idea che  le esigenze dei consumatori possano essere soddisfatte e delle azioni volte ad esaltare il vero valore aggiunto di cui una azienda è portatrice, che discende dalla considerazione globale di un insieme di contenuti (prodotti, servizi, strategie di marketing). Generare nel potenziale cliente la percezione della possibilità concreta di ricevere una risposta alle proprie esigenze fa sì che egli, consequenzialmente, inizi ad accordare credito e fiducia al brand che eroga tale risposta alle sue necessità. Non importa di quale necessità si tratti, che sia annoverabile fra quelle basilari o semplicemente mirata ad apportare miglioramenti ad uno status quo.

 

La duplice direzione della comunicazione nella GDO e la sua ultima tendenza.

Va precisato che la comunicazione (medium della costruzione della reputazione), nell’ambito della GDO, presenta una doppia difficoltà dovuta alla duplice direzione della sua offerta. La grande distribuzione si rivolge infatti, contemporaneamente, ai singoli punti vendita (al fine di far inserire i propri prodotti fra i loro scaffali) ed al consumatore che sceglierà ed usufruirà di quei prodotti. In questo caso ci concentreremo solo su una delle due direzioni: ossia dalla grande distribuzione al cliente finale. La tendenza che si va delineando  è quella che sospinge verso la creazione di un vero e proprio rapporto con il cliente che si configuri quasi come una relazione one-to-one, orientata ad una forte customizzazione delle offerte e delle esperienze.

 

Customizzazione ed Esperienza sono le nuove leve per la costruzione della Loyalty

Il meccanismo della customizzazione fa in modo che il cliente si senta al centro di un circuito virtuoso volto a creare un legame di customer loyalty. Le leve ormai consolidate, vale a dire, prezzo e qualità, sono state “detronizzate“ a vantaggio di un dato ben più difficile da misurare ma decisamente pipù trainante: l’esperienza. Si sceglie un punto vendita e ci si reca presso di esso non solo per la qualità dei prodotti presenti o per le offerte particolarmente convenienti; bensì perché si crede di poter trovare un contesto che ci rispecchi o prodotti unici nel loro genere. L’obiettivo dei brand è far percepire un rapporto di partnership e non più di subalternità con il potenziale cliente, fondato sulla conoscenza del medesimo e sull’empatia.

 

Come i grandi brand costruiscono un solido rapporto con la clientela attraverso la comunicazione online.

Questo “nuovo” rapporto si poggia però su basi costruite con cura ben prima dell’ingresso del potenziale acquirente nel supermercato. I social giocano in questo contesto un ruolo fondamentale. Dunque la domanda sorge spontanea: Qual è la strategia adottata dalle catene dei supermercati per comunicare online con i propri clienti? Un anno fa l’analisi di “Economy” sulla presenza digitale di Lidl, Carrefour, Auchan, Conad, Esselunga, Coop, La grande i, faceva emergere nella strategia di comunicazione di tali brand alcuni punti in comune. In primo luogo il presidio dei canali: tutti questi marchi hanno infatti attivo un account su Facebook, Instagram e Youtube. Cinque dei suddetti marchi scelgono anche una linea differenziata per la comunicazione corporate su Linkedin, due sperimentano forme di social care su Twitter. Un aspetto particolarmente interessante sono i topics proposti per generare engagement. Si tratta prevalentemente di approfondimenti su specialità enogastronomiche, nuove o temporanee collezioni, promozioni. Frequenti sono anche diverse tipologie di gaming. Le luci però sono sempre puntate su valori etici ed emozionali oculatamente scelti dai brand. Tutto ciò è dunque un veicolo per coinvolgere il consumatore online, fargli pervenire informazioni utili, novità e aggiornamenti, anteprime su offerte e iniziative. Così la partecipazione alla “vita del supermercato” diventa parte integrante della quotidianità del consumatore. 

 

Ecco invece chi ha conseguito i migliori risultati:

E se siete curiosi di scoprire quali dei brand prima menzionati abbia avuto il maggiore riscontro  in termini di engagement online, ve lo riveliamo subito:

Si tratta di Lidl, con un’audience (ossia la somma degli utenti attivi su tutti i canali social) di 2.246.945 utenti, mentre la somma delle interazioni mensili (post, commenti, like, visualizzazioni, condivisioni, retweet) arriva a 19.165.

 

Metamorfosi verso il digitale (?)

L’approccio dei grandi marchi della GDO ai social è un ottimo esempio di “shift” verso il digitale. Questi brand hanno fatto propria la consapevolezza della necessità di lavorare nella direzione della creazione di una nuova figura del consumatore: più consapevole, informato e disposto all’interazione. Inizia a radicarsi l’idea che per far conoscere le proprie promozioni e la propria offerta non sia più sufficiente il tradizionale volantino. 

Ma questa è un’altra storia che potete approfondire qui.

Ti è piaciuto il nostro articolo?

Strategie , GDO

Su cosa dovrebbe puntare un brand GDO per costruire una solida reputazione online? Ce lo svelano 7 casi di successo.

Su cosa dovrebbe puntare un brand GDO per costruire una solida reputazione online? Ce lo svelano 7 casi di successo.

Una buona reputazione vale più del denaro.
(Publilio Siro)

Il valore della reputazione nell’ambito del marketing della GDO sembra ormai assodato e comprovato. Ciò che invece non è affatto scontato è come si possa costruire tale reputazione.

 

Costruire la reputazione significa creare una sequenza organizzata di operazioni. Ecco come: 

In primo luogo, sulla scia di quanto vi abbiamo spiegato nel nostro precedente articolo (qui) lo Storytelling gioca un ruolo fondamentale. Raccontare non significa dare libero sfogo a fantasie su ciò che il brand vorrebbe realizzare o su come vorrebbe operare, al fine di costruire un’ effimera immagine. Costruire un’immagine non è sinonimo, infatti, di costruire una reputazione. La costruzione di una reputazione è l’esito di processi studiati e di valutazioni ponderate. É la sequenza  organizzata di operazioni compiute per comunicare l’idea che  le esigenze dei consumatori possano essere soddisfatte e delle azioni volte ad esaltare il vero valore aggiunto di cui una azienda è portatrice, che discende dalla considerazione globale di un insieme di contenuti (prodotti, servizi, strategie di marketing). Generare nel potenziale cliente la percezione della possibilità concreta di ricevere una risposta alle proprie esigenze fa sì che egli, consequenzialmente, inizi ad accordare credito e fiducia al brand che eroga tale risposta alle sue necessità. Non importa di quale necessità si tratti, che sia annoverabile fra quelle basilari o semplicemente mirata ad apportare miglioramenti ad uno status quo.

 

La duplice direzione della comunicazione nella GDO e la sua ultima tendenza.

Va precisato che la comunicazione (medium della costruzione della reputazione), nell’ambito della GDO, presenta una doppia difficoltà dovuta alla duplice direzione della sua offerta. La grande distribuzione si rivolge infatti, contemporaneamente, ai singoli punti vendita (al fine di far inserire i propri prodotti fra i loro scaffali) ed al consumatore che sceglierà ed usufruirà di quei prodotti. In questo caso ci concentreremo solo su una delle due direzioni: ossia dalla grande distribuzione al cliente finale. La tendenza che si va delineando  è quella che sospinge verso la creazione di un vero e proprio rapporto con il cliente che si configuri quasi come una relazione one-to-one, orientata ad una forte customizzazione delle offerte e delle esperienze.

 

Customizzazione ed Esperienza sono le nuove leve per la costruzione della Loyalty

Il meccanismo della customizzazione fa in modo che il cliente si senta al centro di un circuito virtuoso volto a creare un legame di customer loyalty. Le leve ormai consolidate, vale a dire, prezzo e qualità, sono state “detronizzate“ a vantaggio di un dato ben più difficile da misurare ma decisamente pipù trainante: l’esperienza. Si sceglie un punto vendita e ci si reca presso di esso non solo per la qualità dei prodotti presenti o per le offerte particolarmente convenienti; bensì perché si crede di poter trovare un contesto che ci rispecchi o prodotti unici nel loro genere. L’obiettivo dei brand è far percepire un rapporto di partnership e non più di subalternità con il potenziale cliente, fondato sulla conoscenza del medesimo e sull’empatia.

 

Come i grandi brand costruiscono un solido rapporto con la clientela attraverso la comunicazione online.

Questo “nuovo” rapporto si poggia però su basi costruite con cura ben prima dell’ingresso del potenziale acquirente nel supermercato. I social giocano in questo contesto un ruolo fondamentale. Dunque la domanda sorge spontanea: Qual è la strategia adottata dalle catene dei supermercati per comunicare online con i propri clienti? Un anno fa l’analisi di “Economy” sulla presenza digitale di Lidl, Carrefour, Auchan, Conad, Esselunga, Coop, La grande i, faceva emergere nella strategia di comunicazione di tali brand alcuni punti in comune. In primo luogo il presidio dei canali: tutti questi marchi hanno infatti attivo un account su Facebook, Instagram e Youtube. Cinque dei suddetti marchi scelgono anche una linea differenziata per la comunicazione corporate su Linkedin, due sperimentano forme di social care su Twitter. Un aspetto particolarmente interessante sono i topics proposti per generare engagement. Si tratta prevalentemente di approfondimenti su specialità enogastronomiche, nuove o temporanee collezioni, promozioni. Frequenti sono anche diverse tipologie di gaming. Le luci però sono sempre puntate su valori etici ed emozionali oculatamente scelti dai brand. Tutto ciò è dunque un veicolo per coinvolgere il consumatore online, fargli pervenire informazioni utili, novità e aggiornamenti, anteprime su offerte e iniziative. Così la partecipazione alla “vita del supermercato” diventa parte integrante della quotidianità del consumatore. 

 

Ecco invece chi ha conseguito i migliori risultati:

E se siete curiosi di scoprire quali dei brand prima menzionati abbia avuto il maggiore riscontro  in termini di engagement online, ve lo riveliamo subito:

Si tratta di Lidl, con un’audience (ossia la somma degli utenti attivi su tutti i canali social) di 2.246.945 utenti, mentre la somma delle interazioni mensili (post, commenti, like, visualizzazioni, condivisioni, retweet) arriva a 19.165.

 

Metamorfosi verso il digitale (?)

L’approccio dei grandi marchi della GDO ai social è un ottimo esempio di “shift” verso il digitale. Questi brand hanno fatto propria la consapevolezza della necessità di lavorare nella direzione della creazione di una nuova figura del consumatore: più consapevole, informato e disposto all’interazione. Inizia a radicarsi l’idea che per far conoscere le proprie promozioni e la propria offerta non sia più sufficiente il tradizionale volantino. 

Ma questa è un’altra storia che potete approfondire qui.

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