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Social network

TikTok, la piattaforma numero uno al mondo che condensa in un unico posto video e brevità.

Video e brevità. Ci sono parole che descrivano meglio la nostra attuale esperienza sui social? Forse solo una, che le condensa entrambe: TikTok. Se hai più di 20 anni probabilmente questa simpatica onomatopea non ti dirà alcunché. Se ne hai meno c’è la possibilità che tu sia intento nel caricare il video per partecipare alla prossima “challenge”.

A scopo informativo dei “grandi”, TikTok è una piattaforma destinata al caricamento e alla condivisione di micro-video dai 15 o 60 secondi che possono essere editati nel dettaglio, con filtri, effetti visivi e sonori. La mission del social network è quella di costruire una community creativa ed “inspiring”, aperta a chiunque nel mondo desideri esprimersi attraverso il linguaggio del video. 

L’esperienza che TikTok si propone di offrire è allegra e genuina, ma non per questo frivola. Gli argomenti dei video condivisi spaziano dal mondo della cosmesi a questioni etiche e sociali. Basti pensare alla challenge #ForClimate. Passaggio chiave: cos’è una challenge? Si potrebbe definire come una amichevole competizione volta a stimolare l’interazione fra i membri di una community, in cui ciascuno plasma sotto forma di video  il proprio pensiero riguardo un evento o una questione.

Così, a suon di editing e di sfide, TikTok si è popolato di giovanissimi aspiranti influencer, talentuosi delle più diverse discipline, sportivi e società sportive, ma anche celebrities la cui fama nel mondo dello spettacolo - e non solo - è ben più che solida. Basti pensare a Michelle Hunziker o a Fiorello, per fare dei nomi.

E fin qui, tutto bene.

Non dobbiamo dimenticare, però, che la statunitense Federal Trade Commission ha stabilito, nei primi mesi del 2019, il pagamento da parte di TikTok di  una multa di 5,7 milioni di dollari per avere raccolto i dati dei minori di 13 anni senza il consenso dei genitori. 

E non dobbiamo dimenticare neanche la lettura del fenomeno da parte della psicoterapeuta Silvia Renzi, secondo la quale le caratteristiche di TikTok, la possibilità di esporsi e mostrarsi, corrispondono a predisposizioni tipicamente adolescenziali e sono, per di più, capaci di amplificarle tramutandole in tratti permanenti della personalità.

Anche TikTok ha luci e ombre. Il punto, crediamo, non è lo strumento, la piattaforma social o il linguaggio video, ma l’uso che se ne fa. E tale uso dipende solo dalla capacità di esercitare il pensiero critico nei confronti delle possibilità e delle informazioni che il mondo digitale ci offre.

Pensiero critico significa letteralmente “pensiero che è in grado di formulare dei giudizi, che sa discernere”. Sono proprio queste facoltà a dover essere coltivate nell’era del web 2.0, sin dalla più tenera età. Un utente che sa pensare, che sa scegliere, potrà essere un utente creativo, potrà generare contenuti creativi e non solo autocelebrativi. Potrà davvero agire non solo per sé stesso, ma per la comunità

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